• in medio stat virtus

    In Medio Stat Virtus

    Claudio Ciaravolo, che ha studiato a fondo l'argomento, fa notare come la competizione tra il gesto a un solo dito e quelli a due dita si sia risolta con la pressocchè totale estinzione di questi ultimi. Secondo Ciaravolo il gesto del medio prevalse in America soprattutto perché faceva capire con immediatezza a cosa alludeva.

Il Gesto

Poggiate il palmo della mano su una superficie piana, e guardatevi le dita. Il dito che arriva più avanti degli altri è il medio. Ma non per questo è il più importante. Il primato spetta a quello che resta più indietro, al più corto: il pollice.
In quanto opponibile, il pollice ha dato alla nostra specie dei vantaggi che ci hanno consentito di diventare i più abili tra gli animali. Il medio non è opponibile, ma possiede comunque una buona dose di oppositività. La dimostra tutta quando rimane esteso, mentre le altre dita, quasi intimidite, si flettono.
Questo gesto insultante del dito medio, dalla simbologia fallica del tutto esplicita, è impiegato (e compreso) in tutto il mondo, grazie alla globalizzazione.


Meno nota ma molto interssante è la storia del gesto del dito.

Già lo conoscevano (e lo utilizzavano) gli antichi greci, più di duemila anni fa: ne fa menzione il grande Aristofane ne "Le nuvole".
Se non era il solo, il gesto del medio eretto era nell'antica Grecia il gesto più diffuso del suo genere. Tanto che fu lui a passare ai Romani: lo testimonia l'appellativo di "digitus impudicus" che veniva dai latini attribuito al dito medio.
Si racconta che Caligola, mentre i suoi sudditi gli baciavano la mano in segno di omaggio e di sottomissione, facesse, porgendo loro la mano, il "digitus impudicus", allo scopo di umiliarli.
L'impero romano si estendeva sulla maggior parte del mondo allora conosciuto, e questo diede vita ad una sorta di globalizzazione ante-litteram: insieme alla civiltà romana, anche il gesto del medio si diffuse in tutti i territori governati da Roma.
Il crollo dell'Impero romano portò a un lungo periodo di decadenza, che coinvolse naturalmente anche questo gesto. Per tutto il medioevo il medio sollevato quasi scomparve, sopravvivendo solo in alcune aree.
Si consolidò peraltro un rafforzativo del medio in alto: il gesto dell'ombrello, che di fatto lo sostituì, diffondendosi in Francia, Spagna, Italia e Grecia.

Nel tardo medioevo erano in uso anche altri gesti "insultanti":

  • le corna, un gesto di origine antichissima, che si fa a indice e mignolo tesi: quando le dita sono rivolte verso l'alto, il gesto allude alle corna del bue, la cui femmina (vacca) viene montata da altri (tori): è insomma un modo per dare dell'impotente a qualcuno. Le corna rivolte verso terra rappresentano invece le corna del toro, quindi la potenza, e difendono chi fa questo gesto contro le forze sotterranee del Male, o contro chi da quelle parti abita: il diavolo. In questo secondo caso, le corna sono un gesto offensivo contro il maligno, e assumono un significato scaramantico.

Il Gesto

  • "fare le fiche", gesto di derivazione greco-romana: mostrare la punta del pollice che fa capolino tra l'indice ed il medio è un insulto di tipo sessuale, citato anche da Dante. Anche se già in epoca romana,oltre all'insulto aveva una valenza scaramantica:a Pompei sono stati ritrovati molti amuleti che rappresentano il "far le fiche". Perderà successivamente entrambi i significati per acquisirne uno assai scherzoso. Viene utilizzato oggi ,in Italia,come trastullo per i più piccoli ("ti rubo il naso - o il pisellino - e dov'è? Eccolo qui!")

  • Sempre nel medioevo compare in Inghilterra anche un altro gesto offensivo, che si fa con l'indice ed il medio estesi e divaricati, a formare una "V". Ma questa è un'altra storia, forse legata agli arcieri della guerra dei cent'anni o al re Enrico V,vincitore proprio ad Anzicourt o ad una variante araba del "far le fiche" importata dai soldati inglesi ai tempi dell'Impero Britannico.
    Qualunque fosse la sua origine, quest'insulto a due dita, prettamente inglese, fece sì che i coloni britannici diretti nel nuovo mondo se lo portassero con sé ed è documentato che lo utilizzassero in molte occasioni.
  • In America, c'erano però anche coloni di diversa provenienza che facevano dei gesti d'insulto molto differenti da questo. I greci e gli spagnoli, di area mediterranea, mostravano il medio alzato, di origine (e sopravvivenza)greco-romana, gli italiani tendevano invece a fare le corna.

    Claudio Ciaravolo, che ha studiato a fondo l'argomento, fa notare come la competizione tra il gesto a un solo dito e quelli a due dita si sia risolta con la pressocchè totale estinzione di questi ultimi. Secondo Ciaravolo il gesto del medio prevalse in America soprattutto perché faceva capire con immediatezza a cosa alludeva. Gli altri (far le corna, far le fiche) erano invece meno immediati: quanto al gesto inglese delle dita a V, era non solo lontano dalla sua radice storica ma anche o meno diffuso degli altri per essere comprensibile ad un destinatario di etnia differente. Il medio tenuto dritto verso l' alto, mentre le altre dita sono tenute in flessione, non lascia alcun dubbio su ciò che rappresenta: il suo significato è chiarissimo anche per chi lo vede per la prima volta.
    Per questo si è diffuso in tutto il mondo.

    Il medio in alto ha battuto anche il suo rafforzativo,il gesto dell'ombrello, perché è più semplice da eseguire: per l'ombrello ci vogliono mani e braccia libere, per il medio basta una mano.
    Anche in Italia ormai il gesto del medio è in estensione, e quelli delle corna e dell'ombrello in estinzione.
    Il gesto delle corna (in grande ribasso) sopravvive tra gli automobilisti e lo usano - ma sempre meno - i tifosi di calcio, che ne fanno omaggio all'arbitro. Ormai come insulto le corna sono un gesto d'altri tempi. Più spesso vengono fatte in senso scaramantico. Se accompagnate dal pollice tenuto ortogonalmente alle dita estese, le corna attualmente significano,grazie ad alcuni rapper americani, "ti voglio bene".
    Bush le usa senza estendere il pollice, ma non è per alludere ad altri significati ma perché così si faceva alla Texas University, frequentata nei suoi verdi anni.

    LA STORIA (E LA LEGGENDA) DEL GESTO DELLA V


    Il gesto del medio è al giorno d'oggi l'insulto gestuale più utilizzato e meglio compreso (dato importante, quando si vuole insultare qualcuno) nel mondo occidentale. Non è stato sempre così.

    Può capitare che un gesto abbia significati diversi in paesi diversi. Anche se la globalizzazione, riducendo le differenze culturali, rende questa eventualità sempre più rara.
    Un esempio: il gesto dell'OK, fatto con l'indice e il pollice che formano una O, significa OK negli USA, e ormai quasi ovunque, ma nell'area mediterranea una volta era un insulto simile a quello del medio sollevato. Con la differenza che quello del medio è un gesto fallico, che attiene al comportamento dell'offensore, mentre la O fatta con le due dita è un gesto anale, che allude all'offeso.
    Oggi non è più così (nemmeno in quelle zone).

    Per studiare le variazioni di significato di un gesto in relazione al tempo e al luogo in cui viene effettuato, il gesto più interessante è sicuramente quello della V.
    Proprio di recente il gesto, molto diffuso in tutto il mondo, di allargare l'indice e il medio della mano a formare la V di "Vittoria", col palmo rivolto verso chi guarda, ha assunto in Italia una particolare e nuova connotazione.
    Pur se considerato da tutti un gesto di trionfo, da qualche anno, sull'onda dei "Vaffa day" di Grillo, sta cominciando ad assumere il significato opposto: "Vaffanculo". Anche se, almeno per il momento, se ci vediamo rivolgere una V a dita divaricate non ci offendiamo,ma continuiamo a ritenerlo un gesto di trionfo.

    Ci sono peraltro delle altre, interessantissime variazioni di significato che riguardano il gesto della V.

    La V nel significato di Vittoria ha una storia breve: è nato infatti in Inghilterra nel luglio del 1941. Ma fino a quel momento, il gesto della V (pur se fatto col palmo della mano rivolto in dentro, verso chi lo esegue), era stato, proprio in Inghilterra, un insulto. Feroce, come quello del medio.
    Secondo alcuni studiosi l'origine di questo gesto insultante è araba
    .
    Sarebbe arrivato in Inghilterra ai tempi dell'Impero Britannico, al seguito dei soldati inglesi che l'avevano imparato nei paesi arabi, dove è molto diffuso ancora oggi. Mettere le dita a V e portarle verso il naso è un chiaro riferimento all'atto sessuale, in cui la funzione fallica spetta al naso. In Inghilterra si osservò la sopravvivenza della sola V manuale, senza cioè l'intervento del naso.
    Un'ipotesi brillante, ma storicamente insostenibile: gli inglesi usavano la V insultante ben prima che le ragioni del colonialismo portassero i soldati inglesi a contatto con la cultura araba. Il gesto della V con un significato oltraggioso era infatti già conosciuto in Inghilterra nel tardo medio evo.

    Ecco perché e' probabile, secondo Claudio Ciaravolo, che ci sia una spiegazione diversa.
    All'origine della V fatta con l'indice ed il medio - ecco l' ipotesi di Claudio Ciaravolo - potrebbe essere stato non il gesto arabo, ma il riferimento ad un numero. Un numero romano: in questo tipo di numerazione, "V" significa, com'è noto, "Quinto". V come Enrico V, il re che con la sua lungimiranza (ampiamente riconosciuta dalla storia) condusse alla rovina il regno di Francia, e con esso i francesi tutti.
    Enrico V riuscì a sconfiggere i francesi grazie al ruolo fondamentale che aveva conferito, nel proprio esercito, agli arcieri.
    La comparsa di questo gesto in Inghilterra risalirebbe, secondo Ciaravolo, a quasi settecento anni fa: all' epoca della guerra dei Cent'anni (1337-1453) tra Francia ed Inghilterra.
    Il gesto della V insultante avrebbe una data di nascita ben precisa: 24 ottobre 1415, il giorno prima di quello in cui venne combattuta la battaglia di Azincourt tra i cavalieri francesi di Carlo VI e gli arcieri inglesi di Enrico V, e conclusasi con il trionfo degli inglesi.
    Gli arcieri inglesi erano straordinariamente abili, e ad Azincourt furono l'arma vincente: i famosi cavalieri francesi, che pure erano dieci volte di più, finirono sepolti da nugoli di frecce lanciate con perizia dagli arcieri nemici con i loro archi particolarmente lunghi.

    E' verosimile - prosegue Ciaravolo - che, da quel momento, mostrare la V ai francesi significasse offenderli: li costringeva infatti a ricordarsi di Enrico V, il Sovrano d'Inghilterra che li aveva umiliati grazie ai suoi formidabili arcieri.
    Questo gesto, per un processo di generalizzazione, può essere diventato nel tempo un comune gesto offensivo, da usare nei confronti di chiunque, nelle circostanze adatte. Via via si sarebbe perso del tutto il ricordo del riferimento ad Enrico V come è accaduto per la spiegazione della diffusissima credenza che il numero 17 porti sfortuna.
    Il 17 (in numeri arabi) scritto in numeri romani diventa XVII.
    Gli antichi romani, "anagrammando" questi numeri: spostandoli cioè di posto, ottennero VIXI: in latino, "vissi". Dunque, sono morto. Un buon motivo, allora, per collegare il 17 ad eventi negativi.
    Eppure è incredibile ma vero che ancora oggi c'è chi continua ad evitare il 17, e non sa assolutamente perché. Diteglielo.

    Claudio Ciaravolo non è il solo a far risalire l'origine del gesto della V alla battaglia di Azincourt.
    Molti credono che, durante la battaglia, agli arcieri inglesi che riuscivano a catturare i francesi tagliassero l'indice e il medio per impedire loro di scoccare in seguito anche una sola freccia.
    Questa però è soltanto una leggenda. Come esperto di leggende, Ciaravolo ha cercato spesso di smentire questa spiegazione dell'origine del gesto della V insultante: una spiegazione suggestiva, ma inverosimile.
    Questo presunto evento cruento non si è mai verificato. E' perciò falso che in risposta a questa pratica efferata gli arcieri inglesi cominciassero a mostrare ai francesi attestati di fronte a loro l'indice ed il medio tenuti in alto, in segno di sfida, a significare: "io le dita ce le ho, e le userò per tirare la freccia che ti ucciderà", e successivamente solo per insultare in senso generico.

    Questo del taglio delle dita degli arcieri è una leggenda che, secondo Ciaravolo, ha avuto origine da un discorso di Enrico V ai suoi arcieri, questo sì riportato dalle cronache dell'epoca. La sera prima della battaglia di Azincourt, Enrico V, grande motivatore, spaventa i suoi uomini, e racconta loro, per spingerli a combattere fino alla morte, che se verranno fatti prigionieri i francesi taglieranno loro l'indice e il medio.
    "I francesi vi faranno quello che i barbari facevano agli arcieri romani tanto tempo fa!", disse il Re, citando furbescamente un evento a quell'epoca noto ad ogni arciere; evento che, anche se privo di prove storiche, ha buone probabilità di essersi davvero verificato, almeno in qualche caso.
    Ecco da dove trae origine la leggenda che i francesi tagliassero due dita agli arcieri inglesi catturati: l'indice ed il medio, indispensabili per tirare con l'arco.

    Questa leggenda si è diffusa enormemente, nonostante gli storici abbiano confutato in pieno l'ipotesi di base: non c'è alcun documento in tal senso. E soprattutto, a quell'epoca, a meno che non fossero nobili (per il codice cavalleresco), e ricchi (per ottenere un riscatto), i prigionieri di guerra non li mutilavano: li uccidevano, e basta. Era molto più rapido, ed economico.
    Nonostante ciò, questa storia si è sovrapposta all'ipotesi, molto più plausibile, dell'origine del gesto insultante della V dal numero romano V di Enrico V. A dare una mano alla teoria delle dita mozzate arrivò in seguito perfino internet.
    Non sembri strano che praticamente quasi tutti i siti internet -controllare per credere- che si occupano dell'argomento riportino, come origine del gesto - la storia delle due dita tagliate, e non l'usanza araba delle dita a V che circondano il naso, o quella - ancor più attendibile - del numero romano V. Tra tutte le storie, si tende a considerare vera quella più articolata, più bella da raccontare: la complessità vince sulla semplicità. Se poi c'è qualche elemento particolarmente efferato, ancora meglio.

    Si è verificato inoltre un fenomeno tipico di internet: il "copia e incolla". Spessissimo gli estensori dei siti e dei blog non si documentano in modo approfondito sulle notizie che danno: lo fanno su internet. Limitandosi quasi sempre a copiare quello che riportano gli altri. Senza nemmeno preoccuparsi di cambiare il testo più di tanto.
    Claudio Ciaravolo ha smentito la leggenda delle dita mozzate più di una volta. Sta cercando di farlo anche adesso, con voi, qui sul web, sul quale state leggendo queste parole.
    Ha provato a farlo, pur sapendo fin dall'inizio (è lui che ha scoperto i meccanismi della smentita delle leggende metropolitane!) che sarebbe stato molto difficile, ma non impossibile.
    Ne ha parlato per la prima volta nel 1981 in Rai, a RAIDUE, in una sua trasmissione: "La storia del far gesti."

    Fin da allora Claudio Ciaravolo era convinto che il gesto della V fosse derivato dal V romano: spiegazione, questa, frutto di un approfondimento personale (i gesti erano, e sono da sempre uno dei suoi territori favoriti). E' poi ritornato sull'argomento nel 1989, nel periodo in cui veniva invitato a più riprese a trasmissioni televisive per parlare di leggende.
    Più precisamente, ospite in RAI,in moltissime trasmissioni televisive, come esperto di marketing virale in occasione dell'esperimento della sua maglietta di sicurezza, la prima leggenda della storia di cui sia nota la paternità (è figlia di C.C., e non di n.n.), Claudio Ciaravolo spiega - appunto - i meccanismi di diffusione delle leggende: di quelle storie che tanti considerano vere, ma che in realtà non lo sono. E per mostrare la difficoltà di smentita di tutte le leggende come quella della maglietta, cita spesso quella della V e il presunto taglio dell'indice e medio.

    Ha smentito inoltre ancora molti anni dopo la leggenda della V insultante, nel 2002. Lo ha fatto a chiare l'etere, dedicandole alcune puntate della sua trasmissione radiofonica "Incredibile, ma falso" in onda su RADIOUNO tutte le mattine, poco prima del GR delle sette, e quindi molto ascoltata.
    Anche quest'ultima smentita, come sempre accade per le leggende, pur se molto documentata, non è servita a fermare al momento la storia degli arcieri mutilati ma di rinforzare un lento e complesso processo di smentita affidato al passaparola. L'unico che si è rivelato,secondo Ciaravolo, anche se in tempi lunghi, efficacissimo. Parola di legendbuster.

    Ma le leggende che accompagnano questo gesto non finiscono qui: anche sul significato di Vittoria del gesto della V c'è da fare chiarezza.

    Tutti credono che l'abbia inventato Winston Churchill durante la seconda guerra mondiale: invece fu, il 14 gennaio 1941, l'avvocato belga Victor De Lavelaye, alla radio. Per una campagna di comunicazione contro i nazisti, De Lavelaye , in una trasmissione radio della BBC, propose di utilizzare il segno della V nel senso di "V"ictoir -vittoria, o - in olandese, "V"rijeid-libertà.
    LA BBC realizzò questa campagna nel luglio del 1941. Fu utilizzato anche l'alfabeto Morse (punto.punto.linea-) per rendere "sonora" la V, in molte occasioni: ad esempio, battendo le mani.
    A Winston Churchill la cosa piacque: raccolse perciò anche lui il suggerimento, e fece un uso intensivo della V tutte le volte che appariva in pubblico, utilizzando il gesto che sarebbe diventato il simbolo della vittoria sui nazisti.
    Così, grazie a lui, le due dita a V hanno assunto universalmente il significato di Vittoria. Il ruolo di Churchill nella diffusione di questo gesto è indubbiamente vero, ma è falso quello che quasi tutti credono: che l'abbia inventato lui.
    Secondo Ciaravolo, pur senza togliere all'illustre testimonial il ruolo di protagonista nella diffusione di questo gesto, Churchill aveva trovato terreno favorevole in Inghilterra: come s'è detto, la V insultante era infatti presente da secoli nella cultura inglese.
    Churchill invertì peraltro il verso del palmo della mano, che nella V di Vittoria è rivolto verso l'esterno, mentre nella V insultante è orientato all'interno. Tanto per dare a Churchill quel che è di Churchill ...

    Il Logo

    La manina col dito medio levato in alto è oggi un marchio registrato di una azienda di abbigliamento ed accessori. Non da sola, però; nel logo c'è anche la scritta latina "in medio stat virtus".
    Il termine "virtus" in latino vuol dire "valore": il senso dell'espressione è che la cosa migliore è mantenere in ogni circostanza una posizione equilibrata, lontana da ogni eccesso.


    Shirt

    In questo caso la "medietà" professata dal messaggio verbale viene peraltro decisamente sconfermata dal visual: la mano col dito medio sollevato a guisa di fallo eretto. Il gesto del medio è infatti inequivocabilmente aggressivo. Indica al fruitore del messaggio dov'è che deve andarsi a sedere.

    La contraddizione tra testo e immagine, che sembra insanabile, viene brillantemente composta se si dà alla parola "medio" il significato

    I Vantaggi

    I buoni affari, si sa, si fanno in due.
    Il marchio così particolare s'impone come nuovo, spiritoso, lievemente trasgressivo, e quindi si ricorda facilmente. Con evidenti benefici per l'azienda che commercializza i prodotti di abbigliamento che recano questo marchio.
    Il quale peraltro regala non pochi vantaggi pure a chi lo acquista. E lo porta addosso, ben visibile.
    Il vantaggio più significativo consiste nella possibilità di mandare la gente a quel paese, senza doversene assumere la responsabilità
    : una cosa è infatti effettuare il gesto del medio in direzione di qualcuno, un'altra (molto più indiretta: più "inter/media"!) è esporre quello stesso gesto su una maglietta, o su una felpa. Della serie "non sono io che ce l'ho fatto scrivere: è solo un logo. E' un messaggio generico; non è diretto specificamente a te che guardi."

    Questa "aspecificità" dell'insulto, e la scherzosa ambiguità di significato tra dito medio e medietà/equidistanza, funzionano da "ammorbidenti": tolgono cioè pesantezza alla provocazione,per la razionalità (che risiede nell'emisfero sinistro). Ma,è dimostrato,l'emisfero destro, si sente invece, inconsciamente , in qualche modo destinatario dell'insulto. Anche perché all'emisfero destro compete l'interpretazione dei segnali visivi mentre al sinistro quelli verbali (lì risiedono le aree verbali).
    E' così che chi indossa questo marchio ha la possibilità di insultare praticamente tutti, senza rischiare reazioni poco piacevoli. Il "ricevitore" del messaggio può provare (e prova, in effetti) un certo senso di irritazione, ma non può farne carico a chi indossa quel capo: si rende ben conto,razionalmente,che si tratta di un marchio registrato, e non di un insulto diretto a lui.
    L'aspecificità del messaggio non tragga in inganno: ciascun osservatore avrà l'impressione (comunicatagli dall'Emisfero cerebrale destro, raggiunto dal messaggio) di essere stato in qualche modo "colpito". Pur non sapendo perché.

    Chi compra e si mette addosso un capo con questo marchio vive inoltre un certo senso di liberazione: attraverso la manina del logo risponde infatti alle tante cose che non funzionano, e che è costretto a subire nella vita quotidiana: dal traffico, alla maleducazione della gente, ai colleghi d'ufficio noiosi. Dalla sua persona: o meglio, da ciò che indossa parte un insulto generico, soft, ma impalcabile, rivolto a tutto ciò che di volta in volta se lo merita nel corso della giornata: come un farmaco a rilasciamento lento, che assicura una copertura costante.
    Tutto questo senza volgarità: senza urlare, senza mostrare i denti, e senza fare neppure un gesto. Di fronte ai soprusi acuti e cronici che siamo costretti a subire ogni giorno, chi esibisce (senza far mostra di esibirlo: discretamente) un capo d'abbigliamento col marchio della manina con la scritta latina si pone in una posizione "media", a metà strada tra due eccessi opposti: una risposta sopra le righe (dall'offesa fino alle lesioni personali), e un pavido silenzio.
    E' come se si dicesse alla gente: per rispondere al vostro comportamento scorretto (quando lo è) non urlo offese mortali, ma nemmeno me ne sto zitto e buono, come se non fosse successo niente. Non vi mostro il mio dito medio sollevato, nel qual caso potreste legittimamente arrabbiarvi. E magari darmi addosso. Mi basta che vediate il logo - piccolo, discreto - della maglietta che porto.
    La forza insultante del logo è mitigata ancor di più dalla scherzosa ambiguità del messaggio dovuta al "doppio" significato del termine "medio" (medietà/dito medio).

    In altri casi(come nei capi d'abbigliamento che al di sotto della manina col medio alzato recano scritto Vaffa, o addirittura Vaffanculo), i due messaggi vanno nella stessa direzione: quella di chi guarda, che si sente direttamente chiamato in causa. Pur con l'ammorbidente che si tratta solo di una scritta su una maglietta, e non di un insulto rivolto precisamente a lui.
    Queste diverse gradazioni di offensività non sono la conseguenza di marchi in concorrenza tra loro: fanno parte di una strategia complessiva che fa capo ad una società che li detiene tutti, e che si chiama: VAFFANCULO srl.
    A buon imprenditor...

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